Che c’è nel nome?


Il cambiamento non è mai semplice e, tuttavia, molto spesso è anche inevitabile.

Specie se è in ballo la sopravvivenza.

Quando poi il cambiamento ha una portata così ampia come quella che da qualche anno sta imponendo l’evoluzione del digitale, far finta di non accorgersene equivale all’adozione di una strategia suicida.

Della portata del cambiamento, delle sue origini e delle possibili conseguenze, abbiamo già parlato altrove qualche anno fa e torneremo a parlarne.

Ciò che vorremmo sottolineare qui è la portata della radicale trasformazione che investe anche il settore delle agenzie di consulenza in marketing e comunicazione.

Quella che chiamiamo rosa, anche con altro nome avrebbe il suo profumo.

Romeo e Giulietta, II ii

William Shakespeare

Sta già accadendo.

Le strutture consulenziali tradizionali (marketing, advertising, RP, comunicazione, web, digitali, ecc.) più o meno lentamente scompariranno o – nella migliore delle ipotesi – evolveranno per trasformarsi e lasciare spazio a una nuova generazione di consulenti, un nuovo ibrido di tradizione e innovazione, di analogico e digitale, di marketing e tecnologia.

Una nuova varietà di rosa, che – per dirla con Shakespeare – qualunque sia il nome che vorrete dargli, avrà comunque il suo profumo.

E tuttavia, sarà proprio la novità insita nel cambiamento a definire la cifra professionale del nuovo modo di fare consulenza. Un cambiamento che trova negli sviluppi tecnologici cibo per la crescita, per l’affermazione di una serie di servizi di nuova generazione, capaci di generare valore per l’organizzazione nelle modalità di gestione del rapporto, non più necessariamente “mediato”, con i principali stakeholder e, soprattutto, con i clienti.

Crediamo che “l’inverno della disperazione” che sembra attanagliare in una morsa gelida il mercato della comunicazione oggi, sia pronto a lasciare spazio alla “primavera della speranza” purché si abbia il coraggio (e la volontà) di abbracciare il cambiamento scegliendo di smontare (o, se preferite, fare a pezzi, distruggere) le certezze che ne hanno guidato l’operare per moltissimi anni per invece operare all’interno di un ecosistema più aperto e collaborativo, un ecosistema nel quale analogico e digitale non abbiano più a vivere separati o, persino come ancora accade, contrapposti.

Niteo è un termine latino che significa essere lucidi.

Oltre che ad evitarci l’uso imbarazzante e imbarazzato del “patronimico” per un progetto che vorrebbe rimanere lontano dai personalismi troppo spinti che spesso caratterizzano questa industria, Niteo vorrebbe provare – davvero con molta umiltà e con il sostegno di tutti coloro che vorranno partecipare – a scrivere i contenuti di un nuovo memo che – oltre ad essere una direttiva precisa per Lord Keynes (“Lucidity is our first need”) – magari sarebbe piaciuto anche a Italo Calvino che di lucidità di pensiero e di scrittura è certamente stato maestro.
Introducendo i memo completati da Calvino prima della sua scomparsa, la moglie Esther rivela che lo scrittore aveva materiale per almeno otto lezioni; come sappiamo, cinque sono state scritte, della sesta si conosce il titolo – Consistency – e il racconto al quale avrebbe fatto riferimento, il ” Bartleby” di Herman Melville.

Quella che avrebbe potuto essere l’ottava lezione – racconta sempre la moglie di Calvino nell’introduzione alle Lezioni Americane –  si sarebbe intitolata “Sul cominciare e sul finire”. La settima, chissà.

In attesa che il lavoro sugli archivi ci sveli nuovi tesori, andiamo a vedere le proposte già esistenti per il millennio in corso e perché crediamo che ognuna di esse sia rilevante per costruire il racconto di un nuovo modo di far comunicazione.

“… la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso. (….) La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”.

“Un ragionamento veloce non è necessariamente migliore d’un ragionamento ponderato; tutt’altro; ma comunica qualcosa di speciale che sta proprio nella sua sveltezza”.

“… chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”.

“La precisione per gli antichi Egizi era simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si pesano le anime. Quella piuma leggera aveva nome Maat, (…)”.

“Sono un uomo di una certa età. La natura della mia professione, da trent’anni a questa parte, mi ha portato a stabile contatti fuori del comune con quella che si potrebbe definire una categoria di uomini alquanto interessante e singolare…”.

“C’è un verso di Dante nel Purgatorio (XVII, 25) che dice: “Poi piovve dentro a l’alta fantasia”. (…) la fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

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