“Sono un uomo di una certa età. La natura della mia professione, da trent’anni a questa parte, mi ha portato a stabile contatti fuori del comune con quella che si potrebbe definire una categoria di uomini alquanto interessante e singolare…”.

Bartleby

Herman Melville

E questo è il momento della scelta: ci è offerta la possibilità di dire tutto, in tutti i modi possibili; e dobbiamo arrivare a dire una cosa, in un modo particolare.

Italo Calvino

Il mio problema potrebbe essere enunciato così: è possibile raccontare una storia al cospetto dell’universo? Come è possibile isolare una storia singolare se essa implica altre storie che la attraversano e la “condizionano” e queste altre ancora, fino a estendersi all’intero universo? E se l’universo non può essere contenuto in una storia, come si può da questa storia impossibile staccare delle storie che abbiano un senso compiuto?

Italo Calvino

“que tout, au monde, esiste pour aboutir à un livre”
(che tutto, al mondo, esiste per diventare libro)

Stéphane Mallarmé

Coerenza / Cominciare e finire



Con quest’ultima sezione entriamo davvero nel regno della fiction, sia per quanto riguarda i temi che Calvino avrebbe ancora voluto trattare, sia perché possiamo dare spazio all’immaginazione.

La moglie di Calvino, Esther, nella prefazione alla prima edizione di Lezioni Americane racconta che il marito le disse un giorno di avere idee e materiali per almeno otto lezioni.

Della sesta conferenza in particolare, si sa per certo solamente che si sarebbe intitolata “Consistency” e che si sarebbe riferita a quell’ineffabile mistero della letteratura che è Bartleby di Hermann Melville, forse uno dei più perfetti racconti mai scritti.

Dell’ottava (che a quanto pare era in realtà la prima) Esther Calvino dice di aver trovato solamente gli appunti ma non il testo. Gli appunti sono stati successivamente pubblicati, con il titolo “Cominciare e finire”, come appendice alla versione delle Lezioni Americane contenuta nel Meridiano Mondadori dedicato ai saggi di Calvino.

La conferenza tratta, ovviamente, del cominciare e del finire un romanzo ed in essa Calvino cerca soprattutto di dare risposta ad un suo problema che, crediamo, abbia una particolare rilevanza per le imprese oggi: “è possibile raccontare una storia al cospetto dell’universo? Come è possibile isolare una storia singolare se essa implica altre storie che la attraversano e la “condizionano” e queste altre ancora, fino a estendersi all’intero universo? E se l’universo non può essere contenuto in una storia, come si può da questa storia impossibile staccare delle storie che abbiano un senso compiuto?”.

L’inizio, crediamo, è la chiave in grado di rispondere al problema di Calvino; l’inizio è il “momento della scelta”, il momento in cui “ci è offerta la possibilità di dire tutto, in tutti i modi possibili; e dobbiamo arrivare a dire una cosa, in un modo particolare”.

Ed è esattamente questo che ci auguriamo possa fare per le imprese un progetto come Niteo. Supportarle nel trovare il modo particolare di raccontare la propria storia, facilitare il distacco dalla “molteplicità dei possibili” per entrare in un mondo diverso e, soprattutto, riconoscibile come proprio della singola impresa.

Possiamo solo immaginare cosa sarebbe stata la conferenza dedicata al tema della coerenza. Con al centro un racconto e un personaggio come Bartleby – con il suo “I would prefer not to”, sempre coerente – le possibilità sono infinite. Di certo è semplice intuire perché la coerenza (che pure non traduce con esattezza il termine consistency) sia un valore per Calvino e per ogni narratore.

Qui ci limiteremo a consigliarvi di leggere o rileggere la storia dello scrivano e a rammentarvi l’inizio: “Sono un uomo di una certa età. La natura della mia professione, da trent’anni a questa parte, mi ha portato a stabile contatti fuori del comune con quella che si potrebbe definire una categoria di uomini alquanto interessante e singolare, di cui, per quanto ne so, nessuno finora ha scritto nulla: mi riferisco ai copisti o scrivani di documenti legali”.

A voi adesso il piacere di raccontare la vostra storia.

A noi piace chiudere questo inizio ricordando la stessa prospettiva che Calvino propone mutuandola da Mallarmé: “que tout, au monde, esiste pour abourtir à un livre” (che tutto al mondo esiste per diventare libro).

Che poi non sia proprio un libro è solo un dettaglio di forma.

L’importante è che tutto al mondo esista per iniziare e portare a termine una storia.

“… la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso. (….) La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”.

“Un ragionamento veloce non è necessariamente migliore d’un ragionamento ponderato; tutt’altro; ma comunica qualcosa di speciale che sta proprio nella sua sveltezza”.

“… chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”.

“La precisione per gli antichi Egizi era simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si pesano le anime. Quella piuma leggera aveva nome Maat, (…)”.

“Sono un uomo di una certa età. La natura della mia professione, da trent’anni a questa parte, mi ha portato a stabile contatti fuori del comune con quella che si potrebbe definire una categoria di uomini alquanto interessante e singolare…”.

“C’è un verso di Dante nel Purgatorio (XVII, 25) che dice: “Poi piovve dentro a l’alta fantasia”. (…) la fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

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