Un po’ per gioco, se volete, ma ho avuto modo di segnalarne molte, a mezzo Twitter, almeno a partire da Novembre.

Sono le previsioni e le indicazioni di trend per il nuovo anno.  Anche per il 2014 ce ne sono state a profusione.

Una delle costanti fra le molte indicazioni fornite dai numerosi maghi del marketing che circolano liberamente in rete (indicazioni di cui bisognerebbe tenere traccia per verificarne l’attendibilità a posteriori) è relativa al progressivo, inarrestabile affermarsi del Content Marketing, che – a detta di quasi tutti – entrerà in una fase di maturità tale da essere vissuto come una parte formale del fare business e dotato di una propria struttura dedicata e di una strategia specifica innestata nel complesso delle attività dell’impresa (ovviamente, stiamo parlando delle imprese di ceppo anglosassone, sulle latine poco trapela).

Dal 2011 a oggi il termine Content Marketing ha subito un’ascesa inarrestabile. Non solo per il numero di libri che sono stati pubblicati sull’argomento (ed è un segnale forte; dopotutto, l’analogico conta ancora qualcosa) ma anche a giudicare dalla curva in salita disegnata dai trend di Google

A detta di alcuni osservatori, la crescita del comparto porterà alla creazione di nuovi ruoli e a più o meno radicali trasformazioni nel modo usuale di fare – per dire – comunicazione d’impresa.

I nuovi ruoli creati dal Content Marketing vedranno due protagonisti principali: da un lato i responsabili delle RP (provenienti dalle aziende stesse o dalle molte agenzie), dall’altro i giornalisti che, tra crisi delle case editrici e nuove opportunità 2.0, troveranno modo di trasformare se stessi e inventarsi ruoli tutti nuovi.

Basti pensare a Katie Couric, ex giornalista di NBC, CBS, CNN, ABC (e chissà quanti altri acronimi ancora), in Yahoo dal 13 gennaio di quest’anno (d’accordo, Yahoo News è affiliata ABC News, e questo aprirebbe un altro interessante capitolo, ma mettiamolo dal parte per il momento).

La Couric non è che un esempio.

Marissa Mayer, CEO “sottratta” a Google da Yahoo, sta letteralmente facendo incetta di giornalisti, non ultimo David Pogue, superstar fra i giornalisti di tecnologia, che ha lasciato il New York Times per dedicarsi a Yahoo Tech.

Francamente, la sensazione è che, per adesso, non ci abbiano guadagnato (almeno non sotto il profilo della visibilità e del prestigio).

Certo è che la crisi dei media tradizionali (stampa e TV, sulla radio è tutta da vedere) deve aver giocato un ruolo non minore nel decidere di lasciare un quotidiano come il New York Times o una testata televisiva come ABC News.

Solo la cronaca dei prossimi mesi (anni?) saprà dirci se questi vecchi e nuovi campioni dell’informazione in digitale avranno avuto ragione a lasciare la via vecchia per la nuova.

Nel frattempo, neanche le agenzie di RP (non tutte, per carità) stanno con le mani in mano e nascono nuovi ruoli, nuove figure professionali, nuovi dipartimenti. Uno degli obiettivi immagino possa essere l’eliminazione dell’abusato termine Account (Junior Account, Account Executive, Senior Account; persino, ho sentito, Senior Account Director) con il più di tendenza Strategist (Junior strategist, Strategic Executive, Senior Strategist e, perché no, Senior Strategist Director).

E il tentativo di traslazione, in fondo, avrebbe senso. A ben guardare, per parlare di un comparto che conosco piuttosto bene, le RP da sempre hanno pochissimo a che fare con la contabilità o vivono con questa un rapporto quantomeno conflittuale.

In ogni caso, questi segnali – tanto deboli in alcune aree geografiche quanto forti in altri – della trasformazione in atto e dell’apparente crescita del potere contrattuale delle aziende che operano prevalentemente nel digitale, restituisce alla capacità di creare e gestire contenuti un ruolo che forse tanto i media tradizionali quanto l’industria della comunicazione nel suo complesso avevano finito per trascurare.

Tuttavia, creare e gestire contenuti oggi richiede competenze che non sempre i giornalisti o i professionisti delle relazioni pubbliche già possiedono.

Ecco, forse più che l’anno del Content Marketing, sarebbe bello che il 2014 fosse l’anno della formazione necessaria ad affrontare il Content Marketing.

Al di là dei problemi strutturali ormai ben noti (banda larga, non dico altro), il nostro paese sembrerebbe (dico “sembrerebbe” perché in realtà non ho numeri a supporto) soffrire di una forte analfabetizzazione digitale.

Ecco perché credo che potrebbe essere più interessante, al termine del 2014, andare a verificare non tanto quali previsioni si siano effettivamente realizzate, quanto quale sarà stato l’entità dello sforzo profuso dal settore del marketing e della comunicazione per approfondire le modalità nuove di creare e gestire contenuti.

Il tutto, preferibilmente, senza aspettarsi interventi statal-governativi (che, nella migliore delle ipotesi, non arriveranno) e nella consapevolezza che un cambio di poltrona o la sostituzione di un titolo non comportano l’acquisizione in automatico di competenze che per essere comprese necessitano che ci si rimbocchi le maniche e si torni a studiare.

Con l’umiltà di sempre.