“… la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso: ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio”.

“Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro…”.

“Per Ovidio la conoscenza del mondo è dissoluzione della compattezza del mondo”.

“La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”.

Leggerezza



Perché considerare la leggerezza un valore rispetto al peso?

Calvino chiarisce immediatamente di non considerare le ragioni del peso meno valide. Ha semplicemente molto più da dire sulla leggerezza. E lo stesso dovrebbe valere per chiunque voglia comunicare oggi.

Dare leggerezza ai contenuti, sottrarre peso non solo “alle figure umane, ai corpi celesti, alle città, alla struttura del racconto e al linguaggio” – come Calvino propone di fare per la letteratura – ma anche soprattutto all’impresa nel suo complesso.

Sia chiaro, perseguire la leggerezza non equivale all’adozione di una politica di licenziamenti sfrenati.

Di abbattimento dei compartimenti stagni fra le differenti divisioni dell’impresa, però, sì.

Di libero flusso delle informazioni all’interno dell’organizzazione, sì.

Di un nuovo modo di coinvolgere i dipendenti dell’impresa, ancora una volta, sì.

Ma come si situa la leggerezza in quanto valore nel presente dell’impresa? E come la si proietta nel suo futuro?

E’ la stessa domanda che si fa Calvino a proposito della scrittura.

Crediamo che tra i fatti dell’impresa – che dovrebbero essere la materia prima della comunicazione – e l’agilità che ne dovrebbe animare l’operato, c’è quello stesso divario a proposito del quale Calvino dice “che mi costava sempre più sforzo superare”; aggravato oggi dall’urgenza di reagire in tempo reale a quanto accade dentro, fuori e tutt’intorno all’impresa.

Impresa che, invece, appare spesso pietrificata, vittima di quella stessa Gorgone di cui parla Calvino prendendo spunto dal racconto di Perseo e del suo rapporto con Medusa; di come, dopo la decapitazione, dal suo sangue nasca Pegaso, il cavallo alato; di come “la pesantezza della pietra può essere rovesciata nel suo contrario”.

E proprio di questo – di rovesciare nel suo contrario la pesantezza della pietra, di dare vita a un cavallo alato  – potrebbe aver bisogno la comunicazione d’impresa oggi per coniugare tradizione e innovazione; per abbracciare il cambiamento imposto dal web e dalla partecipazione di un nuovo consumatore “potenziato” dai nuovi media a sua disposizione e dal progressivo accorciarsi della distanza che separa tutti noi dalla tecnologia.

La leggerezza, il valore che Calvino descrive per primo nelle sue lezioni propedeutiche a quello che per lui era allora il prossimo millennio, racchiude non solo il segreto di una maniera più consona di fare comunicazione oggi, ma anche una precisa indicazione della modalità operativa con la quale affrontare le complessità di un universo di strumenti, tecniche, tecnologie, in continua, inarrestabile evoluzione.

“… la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso. (….) La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”.

“Un ragionamento veloce non è necessariamente migliore d’un ragionamento ponderato; tutt’altro; ma comunica qualcosa di speciale che sta proprio nella sua sveltezza”.

“… chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”.

“La precisione per gli antichi Egizi era simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si pesano le anime. Quella piuma leggera aveva nome Maat, (…)”.

“Sono un uomo di una certa età. La natura della mia professione, da trent’anni a questa parte, mi ha portato a stabile contatti fuori del comune con quella che si potrebbe definire una categoria di uomini alquanto interessante e singolare…”.

“C’è un verso di Dante nel Purgatorio (XVII, 25) che dice: “Poi piovve dentro a l’alta fantasia”. (…) la fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

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