“… chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”.

La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là di ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione. Da quando la scienza diffida dalle spiegazioni generali e dalle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo.

Molteplicità


La molteplicità è il tema dell’ultima delle conferenze di Calvino ad aver avuto una stesura compiuta e tratta del romanzo contemporaneo visto come enciclopedia, come metodo di conoscenza, e – sottolinea Calvino – “soprattutto come rete di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo”.

E’ curioso che Calvino utilizzi più volte nel testo il termine rete, spesso connesso all’altro termine chiave della conferenza: enciclopedia, a proposito della quale dice: “Quella che prende forma nei grandi romanzi del XX secolo è l’idea d’una enciclopedia aperta, aggettivo che certamente contraddice il sostantivo enciclopedia, nato etimologicamente dalla pretesa di esaurire la conoscenza del mondo rinchiudendola in un circolo. Oggi non è più pensabile una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima”.

Oggi non è più pensabile, aggiungeremmo noi, una impresa che non sia aperta, plurima, capace di raccogliere la suggestione di Calvino e raccontare se stessa secondo l’idea centrale de “Il giardino dei sentieri che ci biforcano”, il racconto di Borges citato nella conferenza: un tempo plurimo e ramificato in cui ogni presente si biforca in due futuri, in modo da formare “una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli”.

Il momento per farlo non potrebbe essere più adatto, dopotutto non stiamo forse vivendo anche noi nel tempo migliore e nel tempo peggiore. Non confluiscono forse adesso la stagione della saggezza e la stagione della follia, l’epoca della fede e l’epoca dell’incredulità, non convergono il periodo della luce e quello delle tenebre. Non è forse questa la primavera della speranza e al tempo stesso l’inverno della disperazione?

Calvino conclude così la sua illustrazione del valore della molteplicità: “Sono giunto al termine di questa mia apologia del romanzo come grande rete. Qualcuno potrà obiettare che più l’opera tende alla moltiplicazione dei possibili più s’allontana da quell’unicum che è il self di chi scrive, la sincerità interiore, la scoperta della propria verità. Al contrario rispondo, chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”.

Ribadendo, in pratica, quanto aveva affermato poco prima, vale a dire che “la letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là di ogni possibilità di realizzazione”.

E la vostra impresa?

Quali sono gli “obiettivi smisurati” per i quali potrebbe valere la pena di costruire molteplici racconti?

“… la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso. (….) La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”.

“Un ragionamento veloce non è necessariamente migliore d’un ragionamento ponderato; tutt’altro; ma comunica qualcosa di speciale che sta proprio nella sua sveltezza”.

“… chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”.

“La precisione per gli antichi Egizi era simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si pesano le anime. Quella piuma leggera aveva nome Maat, (…)”.

“Sono un uomo di una certa età. La natura della mia professione, da trent’anni a questa parte, mi ha portato a stabile contatti fuori del comune con quella che si potrebbe definire una categoria di uomini alquanto interessante e singolare…”.

“C’è un verso di Dante nel Purgatorio (XVII, 25) che dice: “Poi piovve dentro a l’alta fantasia”. (…) la fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

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