“Un ragionamento veloce non è necessariamente migliore d’un ragionamento ponderato; tutt’altro; ma comunica qualcosa di speciale che sta proprio nella sua sveltezza”.

La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura.

Il mio lavoro di scrittore è stato teso fin dagli inizi a inseguire il fulmineo percorso dei circuiti mentali che catturano e collegano punti lontani dello spazio e del tempo

Il lavoro dello scrittore deve tener conto di tempi diversi: il tempo di Mercurio e il tempo di Vulcano, un messaggio di immediatezza ottenuto a forza d’aggiustamenti pazienti e meticolosi; un’intuizione istantanea che appena formulata assume la definitività di ciò che non poteva essere altrimenti: ma anche il tempo che scorre senza altro intento che lasciare che i sentimenti e i pensieri si sedimentino, maturino, si distacchino da ogni impazienza e da ogni contingenza effimera

Rapidità



Non si è mai abbastanza veloci per questo millennio.

Ma, forse, la velocità non è mai stata abbastanza neanche per il secolo scorso e per la fine del precedente.

Di certo, sin dagli albori della rivoluzione industriale, la rapidità ha subito assunto le caratteristiche di una leva competitiva estremamente efficace e premiante per l’impresa e per i suoi dipendenti.

Allora era più la velocità fisica, la capacità di adattarsi ai tempi ritmati dal rumore delle macchine, di tenere il passo, di accelerare per aumentare la capacità produttiva. L’immagine di Charlot alle prese con la catena di montaggio racconta come poche altre l’ambiguo valore di questa accelerazione impressa all’uomo dalla rivoluzione industriale.

Oggi, come suggerisce Calvino, quando parliamo di rapidità non è tanto la velocità fisica a doverci interessare quanto la velocità mentale; la capacità di seguire quello che lo scrittore chiama “il fulmineo percorso dei circuiti mentali che catturano e collegano punti lontani dello spazio e del tempo”.

Come per la leggerezza, Calvino non suggerisce di considerare la rapidità un valore in sé, preferibile al suo contrario.

Anche la lentezza – così come il peso nei confronti della leggerezza – ha una sua ragion d’essere e “un ragionamento veloce non è necessariamente migliore di un ragionamento ponderato; tutt’altro”.

Tuttavia, sottolinea Calvino, un ragionamento veloce “comunica qualcosa di speciale che sta proprio nella sua sveltezza”.

Anche per il lavoro della comunicazione, come per il lavoro dello scrittore, è necessario tener conto tanto dei tempi di Mercurio quanto dei tempi di Vulcano, tanto della rapidità, quanto della lentezza. Oggi, come mai prima, è necessario trasformare in tempi rapidi un’intuizione in azione ma solo dopo che il tempo abbia svolto la propria opera lasciando sedimentare i pensieri perché maturino e “si distacchino da ogni impazienza e da ogni contingenza effimera”.

I cambiamenti in atto, la pervasività del web e la rapidità con la quale si affermano nuove modalità operative per l’impresa, sono tutti fattori che rischiano di attivare una reazione ansiogena che spesso porta all’adozione di tattiche avulse dal complesso della strategia dell’impresa. Tattiche che spesso – in particolare nel lavoro con i social media – sfociano in progetti fallimentari e rischiano di far perdere fiducia nella capacità che invece come pochi altri media il web possiede di generare valore per l’impresa.

Nel chiudere la conferenza dedicata alla rapidità Calvino racconta una “storia cinese”:

“Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno d’un granchio. Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e d’una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. “Ho bisogno di altri cinque anni” disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto”

Lungi da noi suggerire con questo di aspettare dieci anni per avere il granchio perfetto.

Meglio sarebbe, tuttavia, adottare come nostro il motto scelto da Calvino stesso: Festina lente.

Affrettati lentamente.

Ma affrettati.

“… la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso. (….) La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”.

“Un ragionamento veloce non è necessariamente migliore d’un ragionamento ponderato; tutt’altro; ma comunica qualcosa di speciale che sta proprio nella sua sveltezza”.

“… chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”.

“La precisione per gli antichi Egizi era simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si pesano le anime. Quella piuma leggera aveva nome Maat, (…)”.

“Sono un uomo di una certa età. La natura della mia professione, da trent’anni a questa parte, mi ha portato a stabile contatti fuori del comune con quella che si potrebbe definire una categoria di uomini alquanto interessante e singolare…”.

“C’è un verso di Dante nel Purgatorio (XVII, 25) che dice: “Poi piovve dentro a l’alta fantasia”. (…) la fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

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