Social Business

Forse non lo sai ma lavori anche nel settore dei media

Di cosa parliamo quando parliamo di Social Business

A dirla tutta, il termine non è esente da controversie.

La definizione di Social Business in senso proprio appartiene al premio nobel per la pace Muhammad Yunus, ed ha più a che fare con il raggiungimento di obiettivi a carattere, appunto, sociale, che non con il profitto. Le teorizzazioni più recenti hanno invece a che fare con il cambiamento dettato dalla rivoluzione digitale, dall’affermazione del web come nuovo strumento di socializzazione, dalla progressiva approssimazione della tecnologia alle persone comuni, dalla sempre maggiore importanza che le reti sociali hanno assunto in quanto veicolo primario di connessione, scambio, comunicazione.

Di questi cambiamenti si vuole occupare Niteo eCC nell’ottica di fornire un supporto conoscitivo a quanti comprendono la necessità di abbracciare tali cambiamenti per avvicinarsi al proprio utente/consumatore/cliente per, in ultima analisi, metterlo veramente al centro della propria pratica di business. Una delle citazioni qui a fianco recita: “si tratta dello stesso urlare ma con un megafono differente”.

Ed è vero, il megafono – i megafoni, per l’esattezza -, sono molto diversi da quelli utilizzati in passato, e fare marketing e comunicazione oggi significa imparare a conoscere e approfondire i nuovi parametri imposti dalla tecnologia a tutte le diverse aree del marketing (dell’impresa) come le si conosceva sino a qualche anno fa.

Ciò non vuol dire che le pratiche tradizionali siano destinate a scomparire. Ma a mutare radicalmente sì, contemporaneamente accogliendo le istanze di “socializzazione” del business imposte dalla nuova centralità di ognuno di noi – dall’empowerment potrebbero dire gli anglosassoni – dovuta agli sviluppi del digitale e della rete. Sta succedendo ormai da qualche tempo. E la profonda crisi che il settore attraversa testimonia esso stesso della necessità del cambiamento.

Come spesso accade nei periodi di radicali trasformazioni in atto, tutto e il contrario di tutto sembra essere vero, gli “apocalittici” potrebbero avere altrettanta ragione degli “integrati”. L’unico dato incontestabile è il crescente potere e la sempre maggiore autonomia che ognuno di noi – grazie alla tecnologia – oggi possiede. Potere di scegliere, di condividere, di accedere, di influenzare il comportamento di coloro che fanno parte della stessa rete digitale.

E ognuno di noi deve fare la propria parte nel cercare di comprendere il cambiamento. Sempre più le imprese dovranno porsi come priorità una maggiore prossimità con il proprio cliente. E decidere di rispondere ad ogni singolo individuo anche solo per esprimere un ringraziamento in tempo reale apre – come dice Micheal Brito nel suo ultimo libro – una porta che non potrà più essere chiusa.

La necessità che il business diventi sociale è accentuata dalla condivisione delle esperienze in rete da parte del pubblico principe di ogni impresa (sia essa di vocazione B2B che B2C). Inevitabilmente, i clienti condivideranno sempre più le loro esperienze. Quelle negative di certo più che quelle positive.

E l’impresa non può permettersi di non dire la propria, di non replicare, di non sviluppare la propria presenza in rete lavorando sull’affermazione di una reputazione irreprensibile. Oltre che l’adozione e il corretto utilizzo di nuovi mezzi, Il Social Business investe – anche e soprattutto – la trasformazione interna dell’impresa, i modelli organizzativi, la cultura, il modo di comunicare, di collaborare, di gestirne i processi, i dipendenti, la crescita, le dinamiche e – ultimo non ultimo – di misurarne i risultati.

Maggiore apertura e trasparenza sono i termini chiave di questa trasformazione.

Che non significa necessariamente (o solamente) adottare i social media per creare una nuova modalità di relazione con il cliente.

L’impresa che fa uso dei social media, dice Michael Brito, può essere definita una Social Brand, ma non è necessariamente un Social Business. E la differenza è davvero enorme. Per alcune imprese essere un social brand e fare social business andranno di pari passo, ma si tratterà di poche eccezioni.

Perché il cambiamento abbia luogo sarà necessario adottare comportamenti sociali in ogni aspetto del proprio modo di essere impresa. E questo non potrà accadere dal giorno alla notte. Potrebbero volerci ancora molti anni (specie in un paese come il nostro, che – ammettiamolo – presenta forti problemi di alfabetizzazione da un lato e di infrastrutture dall’altro). Ma sta accadendo, ormai da qualche anno.

Per affrontare queste sfide l’impresa necessità di una strategia che generi contenuti efficaci, innovi le modalità di fare marketing, crei comunità integrate con l’impresa stessa e dia vita ad una più efficace e reciprocamente profittevole relazione con i propri clienti. E proprio su questi temi vorremmo che Niteo eCC desse il proprio piccolo contributo nell’ottica di aiutare a comprendere meglio l’epoca della rivoluzione digitale in atto e abbracciare il cambiamento.

Companies must change. They must become like media brands, and become publishers, content creators and newsrooms themselves.

Jeremiah Owyang

An organization that uses social media to engage externally with customers is a social brand, not necessarily a social business. There’s a huge difference.

Michael Brito

It’s the same shouting with a different megaphone. (…)
For the first time, companies have to compete on the very same turf as our family and friends, using the very same tools and technologies and media and messaging as consumers. (…)
This truly is the era of self-serve information.

Jay Baer