Social media in azienda: concludendo

Ci sono due modi antitetici in cui è possibile interpretare i dati che emergono dalla ricerca USM:

  • i social media nelle imprese hanno iniziato un processo di maturazione e la spinta a sfruttarne il pieno potenziale è ancora in atto;
  • i social media nelle imprese sono ormai entrati in una fase di stagnazione ed è necessario prendere atto della impossibilità di far fronte alle risorse necessarie per il pieno utilizzo del potenziale dei social media.

Volendo leggere i dati in positivo:

  • il 72% dei responsabili aziendali riconosce che i social media hanno un impatto positivo sull’organizzazione interna; un impatto con conseguenze rilevanti, tali da eliminare ogni dubbio relativamente ad una presunta posizione ancillare dei social media rispetto alle altre modalità tradizionali di fare business;
  • l’utilizzo dei social media avrebbe già fatto registrare conseguenze positive sul servizio ai clienti, sulla conoscenza del cliente, sul coinvolgimento dei dipendenti e persino sullo sviluppo di prodotto;
  • secondo gli intervistati nei prossimi 12 mesi si continuerà a registrare l’influsso positivo dei social media in tutte le aree relative alla gestione del cliente;
  • un importante 83% degli intervistati riconosce che non si stanno sfruttando a pieno le potenzialità dei social media.

Volendo leggere i dati in negativo:

  • scende progressivamente il numero degli executive impegnati sul fronte dei social media;
  • dal punto di vista del peso in azienda, i social media rimangono ancora confinati alla fascia del middle management (non vanno oltre il responsabile marketing);
  • i team dedicati ai social media sono in gran parte responsabili per l’esecuzione delle tattiche ma non partecipano alla definizione delle strategie nel loro complesso;
  • aumenta il numero delle persone convinte che il budget dedicato ai social media non sia destinato a crescere;
  • non sono stati fatti né grandi né piccoli progressi nella misurazione dell’impatto dei social media;
  • solamente la metà dei decisori in azienda crede nei social media.

Apparentemente, questa sfiducia dipende dal fatto che il management non sarebbe in grado di provare i risultati raggiunti perché – appunto per questioni di mancanza di budget – gli viene negata la possibilità di tracciare l’impatto dei social media con l’accuratezza che sarebbe necessaria. In breve, non possono dimostrare l’efficacia dei social media semplicemente per mancanza di soldi.

Ci sarebbe insomma la volontà, che però – come spesso accade – è niente se a mancare sono le risorse.

In definitiva, dai dati della ricerca emerge che i social media in azienda hanno ormai raggiunto un punto di rottura.

Se chi li gestisce non sarà in grado di provare al management l’efficacia dei nuovi canali si vedrà necessariamente ridotte le risorse e, di conseguenza, le opportunità di dimostrare il valore dei social media per l’impresa.

I tentativi di giustificare i social media come mezzi in grado di produrre cose come il ROE (Return on Engagement) o il ROR (Return on Relationships) non fanno altro che alimentare rumori di fondo che non riusciranno a raggiungere quanti abitano le stanze dove vengono prese le decisioni; stanze nelle quali un solo acronimo – specialmente in tempi come questi – ha la possibilità di destare attenzione e ottenere udienza: il ROI (Return on Investment).

Di conseguenza, per far sì che i social media possano sfruttare a pieno il loro potenziale in tutti i settore del business, chi ne è responsabile in azienda dovrà cominciare ad occuparsi più concretamente della misurazione dei risultati.

È solo facendo comprendere l’effettivo impatto dei social media in azienda – utilizzando metriche familiari a CFO e CEO – che sarà forse possibile ottenere le risorse necessarie ad utilizzare al meglio il web in azienda.

Con ogni evidenza è questa la sfida dei prossimi mesi.

Una sfida da vincere in fretta se non vogliamo che i social media continuino a perdere terreno per essere infine riposti nella capiente cassettiera delle opportunità perdute.