Chi ha dato, ha dato, ha dato.

Ormai manca poco e archivieremo anche il 2014.

E come spesso accade, prima di archiviare ci affanneremo a fare consuntivi e a elaborare previsioni per l’anno che sta per arrivare.

Ebbene sì, siamo in quel periodo dell’anno che un tempo iniziava forse a settembre – pure inoltrato -, ma che adesso inizia a dare i primi segni della propria urgenza d’espressione già alla fine del primo trimestre del nuovo anno (fiscale o solare, poco importa).

Anche alla luce di questa urgenza, pensiamo possa essere utile provare a tener traccia tanto di consuntivi quanto di previsioni per poi, magari, tornare a verificarne la veridicità a un anno di distanza.

Fare un po’, insomma, come ci si ripromettere sempre di fare con gli oroscopi e che poi finiamo sempre per non fare, in primo luogo perché sappiamo che il nostro oroscopo – positivi o negativi che siano gli auspici – non ha niente a che fare con la vita vera, un po’ perché non c’è mai tempo di finire i giochi che ci divertono.

Nei confronti del business, tuttavia, sarebbe interessante adottare un atteggiamento meno disincanto e provare a farla qualche verifica, non foss’altro che per giustificare e dare il giusto valore al tempo che a queste elaborazioni è stato dedicato.

Prendiamo il “mobile”, ad esempio. Quanti anni sono che siamo lì a ripeterci che sarà l’anno del mobile? Troppi per crederci ancora. Eppure, sarà quasi certamente uno dei trend anche per il prossimo anno e saremo tutti in attesa che il mobile si dia una mossa.

Ma andiamo a cominciare con le prime considerazioni relative ai trend per il 2015.

Un paio di giorni fa è uscita un’analisi realizzata James Green di Marketing Land, che potete leggere qui.

Riassumendo brutalmente, queste le tendenze principali da lui rilevate per il marketing nel 2015: dati, ancora dati, automazione, frodi e personalizzazione.

Dopo aver sottolineato il profondo cambiamento in corso (cambiamento che sarà pure stanco di essere ancora in corso), nella visione di Green sono subito i dati a definire gli orizzonti dello sviluppo futuro.

“I dati sono dappertutto e contribuiscono a informare chi si occupa di marketing a proposito degli interessi del proprio pubblico, delle sue intenzioni, delle attività svolte con il dispositivo preferito”.

Se ne deduce che secondo il primo trend i big data diventeranno ancora più big (se volete saperne di più sulla storia dei big data, date un’occhiata a questo interessante articolo).

Il secondo trend vuole come protagonista la combinazione di dati interni all’azienda e di dati di terze parti. E qui forse si potrebbe obiettare che le aziende fanno già abbastanza fatica con l’elaborazione dei dati interni, figurarsi con l’acquisizione e l’elaborazione incrociata di un numero maggiore di dati.

Al terzo posto (e vista la preminenza dei dati non poteva che essere così) la continua crescita dell’automazione (specie per il media buying, sempre più focalizzato sull’acquisto in real time). Tendenza di cui non so voi ma io preferirei fare a meno per ragioni che prima o poi mi proverò a spiegare.

Contemporaneamente, nel 2015 ci si preoccuperà in misura crescente delle frodi e dei comportamenti sospetti. Un problema speculare – secondo Green – a quando accadde ai motori di ricerca tra la fine dello scorso e l’inizio del secolo attuale. Allora, le attività fraudolente legate alla ricerca furono semplici da controllare perché il quasi monopolio di Google consentì a Big G di combattere agevolmente quei tentativi di aggirare le severe policy del motore di ricerca.

Oggi, a detta di Green, le frodi rappresentano una percentuale compresa fra il 5 e il 10% ma il quadro complessivo è molto più fosco e difficilmente gestibile rispetto al recente passato (un altro dei “vantaggi” della globalizzazione probabilmente, ma in questo caso il vantaggio è tutto per gli stessi che le truffe le metteno in atto e i cui dati non sono facilmente rintracciabili).

Il quinto trend, infine, esige una crescita vorticosa della personalizzazione delle campagne pubblicitarie.

Ancora una volta c’entrano i dati. Il succo è: se li avete usateli, altrimenti a che vi servono? E sembra quasi di sentire l’eco della domanda di valle in valle.

Forse sarebbe auspicabile attendere prima di definirla una tendenza. Magari si tratta più di un tentativo di sviluppo. Molto probabilmente non una delle cose destinate a caratterizzare il 2015, almeno non nel nostro Paese.

In definitiva, più che le cinque tendenze, è una parola chiave ad emergere dall’analisi di Green: dati.

Parola chiave di tutto rispetto ma che suscita almeno un dubbio: prima di entusiasmarci sulle potenzialità dei dati non potrebbe essere saggio avviare una discussione (meglio, una verifica) sulla effettiva qualità e affidabilità degli stessi?

Non è solo il mercato della comunicazione a diventare sempre più evoluto. Evolve anche l’utente del web, che non sempre è così “grullo” come potrebbe sembrare.

Inoltre prima o poi finirà col capire anche lui/lei che le sue informazioni hanno un valore e chissà che il seme di questa sana consapevolezza non possa essere proprio uno dei trend ai quali il marketing dovrà guardare.

Magari – e sarebbe auspicabile soprattutto dal lato utente web/consumatore – già a partire dal 2015.