E’ vero, ce ne sono molti.

Per questo non la farò molto lunga nel  tentare di giustificarne l’esistenza. A voi l’arduo compito.

Niteo eCC ha avuto una gestazione lunga, ma non è dovuto al fatto che il genitore sia “primiparo”; piuttosto, alla necessità di maturare un’idea attendendo che, nel frattempo, maturasse anche un mercato.

Sono parecchi anni che mi chiedo perché la professione che faccio da oltre vent’anni (sempre che la si possa definire tale) sembri immutabile nel tempo. Un po’ come la protagonista di un romanzo pubblicato nel 1886, che è un piccolo – a tratti dozzinale – compendio dei luoghi comuni dei romanzi d’avventura, ma che ha avuto estimatori del calibro di Freud, Jung, Wilde, Kipling (ad essere esatti, si tratta di una serie composta da quattro romanzi che hanno per protagonista una donna in apparenza eterna. I due più importanti romanzi della saga sono il primo – intitolato She – e il secondo – intitolato Ayesha, The return of She. Se vi incuriosiscono li trovate anche tradotti in italiano e pubblicati per i tipi della Sellerio. L’autore è Henry Rider Haggard, lo stesso di Allan Quatermain e le miniere di Re Salomone. La saga ha avuto molto successo anche al cinema e ne esiste persino una versione – oggi decisamente ridicola – che vede Ursula Andress nei panni della protagonista.

Tornando a noi – e senza starvi a raccontare tutta la storia – Ayesha, colei-che-deve-essere-obbedita (e quale donna non dev’esserlo), è una creatura misteriosa che da secoli regna in una remota regione dell’Africa, sempre incomprensibile, un po’ malinconica, immutata e bellissima. Almeno finché…

Se non conoscete ancora la storia, il resto vorrete scoprirlo da voi.

Anche l’Ayesha della comunicazione sembra ostinarsi a voler rimanere un mistero, spesso incomprensibile, a volte bellissima, algida ora, appassionata un momento dopo. E se il tempo sembra a tratti poterla scalfire, ecco che lei svela il luogo dove bagnarsi per poter risorgere, ancora una volta immutata (e senza l’intervento del chirurgo plastico).
Ma non sempre va bene sia per Ayesha sia per la comunicazione.

E questa volta, forse “Lei” potrebbe non risorgere dalla colonna di fuoco bellissima e seducente come sempre.
Perché quella colonna di fuoco oggi ha la possibilità di essere resa con impressionante realismo grazie alla magia del digitale e, invece di rendere immortali e immutabili, bruciare come un pira funeraria.

Per anni ho osservato e cercato di capire il perché nessuno (o quasi) sembrava accorgersi dei cambiamenti che lasciavano il segno sul volto della comunicazione, dei solchi scavati dall’avvento del digitale, dalle zampe di gallina formatesi a dispetto di creme e belletti ricchi di promesse e altrettanto inefficaci.

Non sto ad elencare i problemi della categoria, sono troppi e troppo noti per tornarci su. Comunque ci sono voluti oltre vent’anni perché non cambiasse nulla, non mi aspetto che le cose cambino da un giorno all’altro.

Quello che ho provato a fare – senza riuscirci, così ci evitiamo la suspense – è stato cercare di capire come mai una disciplina che ha al centro il rapporto dell’impresa – delle organizzazioni, se preferite – con i propri pubblici, non si accorgesse della trasformazione in atto e non si organizzasse per affrontare il dialogo con il pubblico forse più importante, certamente più numeroso, delle imprese.

L’utente dei prodotti o dei servizi oggi non è più “mediato”. Non lo si raggiunge solo attraverso i media e, soprattutto, ha a sua disposizione media un tempo impensabili per costruire un dialogo con e attorno all’impresa.

Tutto questo lo si deve al web, alla sua progressiva semplificazione dei linguaggi della tecnologie e alla pletora di opportunità, strumenti, piattaforme, che il world wide web ha improvvisamente regalato a ognuno di noi perché potessimo conversare, esprimerci, confrontarci, interagire.

Che piaccia o meno, tutto questo ha trasformato (e continua a farlo) radicalmente molti mercati e settori e la comunicazione non è immune da questa trasformazione.

I media cambiano. I loro utenti hanno oggi gli strumenti per governarli.

Ciò non vuol dire che la rete li distruggerà. Di certo li costringerà a mutare forma.

Nel frattempo, il mio mestiere, questo bellissimo mestiere, sembra sordo al rumore della colonna di fuoco, digitale ma tangibile, che sta spazzando via molte certezze, compresa quella di essere immortale.

Il cambiamento è faticoso, il cambiamento pretende altro duro lavoro, il cambiamento – come nella costruzione di un amore – spezza le vene delle mani.

Il cambiamento non può essere fermato.

E di questo cambiamento proveremo a raccontarvi in queste pagine.

Nel tentativo, come il termine Niteo vorrebbe suggerire, di farlo il più lucidamente possibile.